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La struttura interna a celle viene coperta con una laminazione in fibra di vetro e resina epossidica. In particolare per dare coesione all’incollaggio tra il core della tavola ed il guscio esterno, Mike utilizza del tessuto presaturato: una lamina sottilissima viene stesa sopra le celle ed incollata alle stesse così da poter essere successivamente laminata con gli strati finali, alla stregua di un normale pane in foam. Il risultato conclusivo è un oggetto resistente ed esteticamente molto affascinante, caratterizzato dalla trasparenza quasi totale della tavola stessa. Questo tipo di costruzione è sicuramente molto interessante ed innovativa e presenta alcuni aspetti rilevanti che lo stesso Mike ci espone. “All’inizio volevo soltanto avere alcune tavole esteticamente belle, che fossero performanti, che costassero di meno per essere prodotte e che fossero in larga parte fatte di materiali riciclabili. Come già detto il cartone era solo per il primo prototipo, poi doveva essere sostituito dal legno, tuttavia il risultato mi stupì positivamente e decisi di continuare su quella strada. Il fatto che la struttura sia completamente disegnata al computer (non soltanto la forma esterna) rende possibile una simulazione accurata sia in ambito dinamico, sia sulla base delle caratteristiche che possono essere date al materiale. In questo modo possono essere ottimizzati la grandezza delle celle, lo spessore stesso delle centine e la configurazione dei nodi. Può essere utilizzato lo stesso modello anche per studiare le caratteristiche di rigidezza e flessione. Inoltre il software di disegno che sto sviluppando potrà permettere la personalizzazione da parte del cliente dei miei prodotti. Lo stesso materiale dell’endoscheletro, può essere personalizzato, per ottenere prodotti con caratteristiche molto elevate. Praticamente qualsiasi materiale in lamina può essere adattato allo scopo.”Lo stesso Mike ricorda comunque di non essere il primo sperimentatore in questo senso. Il leggendario Tom Morey, ideatore di molteplici progetti legati alle onde e non solo, costruì nel 1965 un surfboard in cartone, per promuovere un nuovo cartoncino resistente all’acqua detto SurfCor, prodotto dalla ditta statunitense International Paper, oggi colosso del settore cartaceo. Egli partì da un blocco di lamine di cartone incollate costruendo ben tre tavole, abbastanza pesanti, e surfandone una a Makaha con tanto di ripresa TV. Come già detto i primi progetti relativi a tavole hollow, quindi vuote internamente, si devono a Norman Carmichale, a Tom Blake ed a molti altri già a partire dagli anni venti. Numerosi altri marchi si sono cimentati nell’utilizzo di macchine a controllo numerico per la realizzazione di surfboard in balsa ed altre tipologie di legno, tuttavia la grande novità introdotta da Mike Sheldrake è l’idea di poter lavorare in due sole dimensione per produrre tutte la tavola, risparmiando in materiale, tempo e naturalmente denaro. Numerose sono state le menti surfistiche innovative nel corso degli ultimi cento anni. Come molti altri prima di lui, Mike ha intrapreso una nuova strada, facendo tesoro del bagaglio portato dalle numerose menti innovative che si sono dedicate allo sviluppo del surf nel corso degli ultimi cento anni, alcuni con ottimi risultati, altri senza grosso successo: solo il tempo ci potrà dare il suo giudizio.
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